Palazzo Pedicini

La famiglia Pedicini, cui si attribuisce la costruzione del palazzo situato al lato Nord-Ovest della scomparsa porta urbana detta di San Lorenzo, emerge nella documentazione storica beneventana in età moderna, in particolare tra il XVI e il XVII.


Descrizione

La famiglia Pedicini, cui si attribuisce la costruzione del Palazzo situato al lato Nord-Ovest della scomparsa porta urbana detta di San Lorenzo, emerge nella documentazione storica beneventana in età moderna, in particolare tra il XVI e il XVII secolo quando, con alcuni suoi esponenti ottiene cariche rilevanti nell’ambito delle istituzioni cittadine e dell’amministrazione Diocesana. La famiglia si iscrive in quell’area politica filoromana frutto della politica pontificia di consolidamento del dominio beneventano tra Sei e Settecento. Il quadro familiare è alquanto complesso, come risulta dallo stesso albero genealogico, poiché nel corso del secolo XVII la famiglia si divise in due linee, quella di Pietro e quella di Giovanni. Pietro era stato console due volte (nel 1509 e nel 1517, mentre il figlio Virgilio I era stato governatore dell'Annunziata nel 1540. Giovanni, fratello di Pietro, da cui si sviluppa l’altro ramo, era stato governatore dell'Annunziata nel 1521 e nel 1535, nonché inviato come ambasciatore presso Carlo V. Ma il definitivo inserimento tra la nobiltà beneventana del gruppo familiare avviene nel 1673 con Domizio Pedicini che fu aggregato al bussolo della nobiltà per espresso volere di Roma. Il ruolo di primo piano svolto in Benevento dai Pedicini si ridusse drasticamente agli inizi dell’Ottocento con l’arrivo dei Francesi, per poi ridimensionarsi definitivamente dopo l’unificazione nazionale. Il palazzo fu acquisito intorno al 1961 dal marchese Nicola Polvere, deputato e, poi, senatore del Regno d’Italia, che vi abitò fino alla sua morte avvenuta nel 1915. Dopo tale data l’edificio fu ereditato dalla famiglia Ielardi che ancora lo possiede. La formazione di questa dimora patrizia, che presenta in facciata caratteri stilistici tardo barocchi, frutto di una ricomposizione successiva al sisma del 1702, risale verosimilmente al XVII secolo, vale a dire al periodo in cui la famiglia Pedicini si afferma nel contesto cittadino. In origine il sito dove sorge l’articolata struttura a corte doveva essere occupato da tre corpi di fabbrica diversi. Il primo, quello direttamente connesso all’arco della porta urbana di San Lorenzo era composto da un volume a base rettangolare, addossato alle mura e costituito da una massiccia muratura. Probabilmente fungeva da sede della gendarmeria che controllava l’ingresso in città di cittadini e forestieri. Non si può escludere, però, che nel Medioevo ospitasse la chiesa di San Tommaso de Biffa (con riferimento alla retrostante torre che si affaccia sul fiume). La costruzione della dimora aristocratica è scaturita da una progressiva acquisizione di strutture preesistenti, ma, sin dall’inizio, deve aver avuto un carattere non unitario dovendo ospitare due nuclei familiari, vale a dire quelli dei due fratelli Pietro e Giovanni. Nella planimetria inclusa nella mappa del Casselli (1788 ca,) si riesce a individuare questa divisione. Il complesso architettonico appare servito da due scale situate sui lati opposti della corte e i due quarti dell’assetto distributivo non sono comunicanti. Inoltre, l’ampio vano terminale dell’ala sinistra, per quanto contiguo, non fa parte degli interni del palazzo. È, dunque, ancora usato dalla gendarmeria. Il catasto pontificio del 1823 ingloba, invece, nella dimora dei Pedicini questo volume. Lo conferma un acquerello del 1825 che raffigura la porta San Lorenzo con la facciata occidentale del palazzo del tutto simile a quella attuale. L’ala sinistra dell’edificio si estendeva dall’angolo connesso alla porta urbana fino all’androne e sul lato rivolto verso il fiume aveva una loggia con sottostante portico che si apriva sul giardino. Con questa distribuzione interna pervenne alla seconda metà del Novecento, quando fu utilizzata dal marchese Polvere come suo appartamento. In questa fase sia il portico che la loggia furono murati. Nel dopoguerra tale cambiamento si accentuò per i danni inferti dai bombardamenti, per il taglio del giardino effettuato al fine di realizzare la via che costeggia il fiume Calore e, infine per inserire una nuova incongrua costruzione nell’angolo Nord-Est.

Dove si trova

Benevento, Corso Dante Alighieri
Centro Storico

Modalità di accesso

Gratuito

Contatti

Ufficio Patrimonio

T: 0824 772224

PEC: patrimonio@pec.comunebn.it

Pagina aggiornata il 08/10/2026

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