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Villa Comunale      
Il giardino viene progettato e realizzato alla fine dell'ottocento dal direttore dell'orto botanico di Napoli ed inaugurato nel 1879 dall'allora sindaco Manciotti. L'organizzazione dello spazio si articola su percorsi ad andamento apparentemente spontaneo, che rifuggono da qualsiasi riferimento a forme geometriche, raccordati con cordolature smussate a zone piantumate a prato, di andamento clivometrico disomogeneo, su cui sono disposte piante rare ed esotiche,con sapiente artificio che imita la casualità naturalistica, associando a varie cromie con l'intendo di ottenere effetti pittoreschi. Il giardino si snoda per singoli scenari, privo di elementi strutturanti di insieme e di punti di riferimento per l'orientamento, caratterizzato da episodi di particolare suggestione in cui vengono introdotte componenti singolari, come l'acqua, nel caso del laghetto, che rafforza l'effetto naturale del paesaggio verde.

La villa ha sostanzialmente mantenuto il suo aspetto originario, salvo che per l'antica "rotonda", sostituita dall'attuale gazebo in ferro della cassa armonica. Nel giardino romantico l'architettura non costituisce una componente della progettazione, integrata all'elemento naturale del verde, mentre assume ruolo esclusivo di componente pittoresca degli scenari naturalistici, sotto forma di finte rovine medievali o classiche, o di costruzioni esotiche. L'impossibilità di inserire nella composizione dei fabbricati veri e propri si scontra con l'uso pubblico del giardino e la conseguente esigenza di creare ambienti di servizio, che vengono spesso ospitati in superfetazioni, di cattivo gusto estetico, come nel caso del manufatto creato per il bar e, nel recente intervento di manutenzione, destinato a servizi igienici, o nascosti in aree di risulta.

In conformità al modello del giardino "all'inglese" la recinzione non assume rilievo compositivo ma viene per quanto possibile nascosta alla vista con le piantumazioni per non dissipare l'illusione di un paesaggio naturale privo di limiti geometrici e di relazioni di vicinanza con il paesaggio artificiale della città. La presenza delle statue di cittadini illustri, in contrasto con l'ideale del "bello pittoresco", che sopporta la visibilità di segni dell'opera umana solo se ascrivibili a civiltà lontanissime nel tempo o nello spazio, testimonia l'adesione al clima di rivalutazione storieistica delle radici culturali che contraddistingue, in Italia, il periodo di fine ottocento e inizio Novecento.

a cura di Chiara Maria Pontillo

 

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